Titolo: Palazzo Barbaro Lorenzoni
Comune: Piove di Sacco
Autore: Luciano Schiavon
Anno: 1996
Argomento: Guida agli edifici di pregio
Tipo:colori
Note:Palazzo Barbaro Lorenzoni Uscendo appena dal quadrilatero che costituisce in senso stretto il centro storico di Piove si giunge ad un edificio che mostra nel suo affaccio sulla strada una fronte abbastanza inconsueta ma senza particolari caratteri estetici. E' nel prospetto verso il giardino che possiamo cogliere l'eleganza di questo palazzetto suburbano: una scalinata a doppia rampa conduce al piano nobile che si apre verso il giardino con un loggiato a cinque archi con le colonne più esterne in cotto e le altre in pietra con capitelli stilizzati. Si tratta sicuramente di un edificio di un certo livello come mostra anche la formula usata nei sommarioni del catasto austriaco per indicare i proprietari: ?Barbaro nobili Giovanni e Marc'Antonio...?; non si tratta però di una villa - cioè di una residenza per la villeggiatura ma, almeno nell'Ottocento, di una ?casa civile? - quindi vera e propria abitazione - come risulta dal sommarione già citato. Molte notizie sono fornite da una planimetria (probabilmente un catastico) conservata dagli attuali proprietari e, secondo la loro stessa testimonianza, tramandata insieme con il palazzo. Da questa carta, datata 1569, possiamo innanzitutto dedurre che il complesso doveva essere già esistente a quella data. Il documento ci mostra inoltre in modo chiaro la distribuzione degli interni e degli annessi: la residenza con salone passante è isolata, intorno, ad una certa distanza, sono gli annessi e le stalle. Come ancora oggi un prospetto dava sulla strada, mentre l'altro, loggiato, si affacciava sulla corte delimitata da un muro e separata da un'ulteriore cinta dall'orto e brolo di competenza. Nel tempo all'edificio centrale sono state addossate altre costruzioni che lo hanno privato del suo altero isolamento, ma nonostante tutto ha conservato l'andamento simmetrico delle due facciate, la cadenza ritmica della forometria e un bel giardino interno cinto in parte da muro. A. Baldan crede di riconoscere in questo l'edificio opera del Sansovino e decorato dal Salviati, nel quale nacque il 30 ottobre 1576 lo storico Enrico Caterino Davila; il palazzo, secondo lo studioso non sarebbe stato distrutto, come risulta invece dalle notizie scritte dal Gloria, ma semplicemente rimaneggiato. L'uso del verbo ?atterrato? non lascia però margine d'interpretazione alla frase del Gloria, anche se lo studio dell'argomento meriterebbe di essere approfondito. Che si voglia o meno attribuirne il progetto al Sansovino, il palazzo è comunque inquadrabile come opera cinquecentesca del manierismo veneto. L'interno del palazzo è molto ben conservato, il salone centrale illuminato dal loggiato ha conservato la sua bella palladiana ed una fitta copertura di travi a vista. Vale la pena infine soffermarsi un attimo sui tre caratteristici locali del seminterrato, disposti secondo l'asse del salone centrale e coperti da un'ampia volta a botte in cotto, destinati a cantine e locali di servizio e tutt'ora impiegati in questo modo.
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